Che non sarebbe male
prendermi la testa con una mano,
incominciare a giocare,
con l'altra un coltello al collo portare.
Pazientemente tagliare tutt'intorno,
fino a poterla staccare, e guardare con gli occhi dell'anima;
osservare il sangue
gocciolare
e ancor di più,
per una volta,
veder l'effetto che fa.
E poi infilarla su di un palo rovente,
ed infine darle fuoco, dolcemente,
s'intende.
Tutta quella massa fondersi, gocciolare...
e smettere, finalmente,
di pensare.
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sabato 20 novembre 2010
martedì 15 dicembre 2009
che tristezza...
... da Italiano all'estero, vedere le foto di quanto accaduto domenica trasmesse dai telegiornali inglesi, ascoltare i commenti alla radio mentre guido ( e per fortuna non capisco quasi niente), parlare con i miei studenti inglesi, che continuamente mi chiedono cosa sia successo e per quale ragione.... "everybody loves Italy, you know..."
che tristezza, da Italiano all'estero, vedere come non ci sia nulla di sbagliato nella scelta presa, sentire che il tuo Paese è allo sbando più totale, che il gesto di un folle viene strumentalizzato fino alle estreme conseguenze, che niente migliora ma tutto rotola, e rotola, e rotola...
Vedere incubi trasformarsi in realtà. Incontrare l'ignoranza e doverle stringere la mano.
Difficile spiegare, se prima non si capisce. Difficile capire, se prima non si riflette.
Mi sento figlio di un Paese glorioso, magnifico e bellissimo, abitato da grandi persone, ricco di Storia e di Cultura, invidiato da tutto il mondo... mi sento figlio degli Etruschi, dell'Antica Roma, della grande Firenze medicea, di Dante e Leonardo, di Manzoni, Pirandello e Pasolini.
Da quando vivo qui, ogni giorno di più, sento un attaccamento all'Italia che mai avevo sospettato di possedere. La lontananza, si sa, è una strada che porta alla presa di coscienza.
Mi sento figlio di un grande Paese che non mi ama. E che non mi vuole.
Qualcuno ogni tanto mi dice "ci vuole coraggio per andarsene dal proprio Paese"; è il momento della vergogna, per me. E mentre cerco ogni volta una boa che mi possa salvare, ricaccio negli abissi del pensiero le parole che più mi feriscono: "Ce ne vuole molto di più per restare".
E' dura ammettere a se stessi che si è solo in fuga; che si è rinunciato a combattere, che si è scelta la strada più facile. Vigliacco. Non sarà certo grazie a te se le cose miglioreranno. Non sarà grazie al tuo contributo che forse un giorno tutto questo sarà solo un brutto ricordo, trasformato soltanto in un'altra pagina di libro di storia.
Fratelli d'Italia, l'Italia s'è persa... ed io con Lei.
domenica 6 dicembre 2009
Anche qui, ogni tanto, non piove.C'è questo vento che sferza anche i corpi più forti, le anime più salde.
E' tempo di pensare, è il tempo per pensare. Ed i pensieri non sono sempre positivi, son pensieri, si sa. Non chiedono il permesso per far male, non bussano alla porta, ma irrompono come un gruppo di ragazzini ad una festa dove non sono stati invitati. La voglia di farsi sentire, di farsi notare, e di combinare un po' di casino. Niente più. Poi se ne vanno, lasciando disordine qua e là, qualche piccolo danno, qualche preoccupazione. Bisogna riordinare, mettere a posto, fare pulizia, se necessario.
Ma come avranno fatto a sapere della festa? E chi gli ha dato l'indirizzo? e l'ora?
Anche qui, ogni tanto, non piove.
C'e questo sole pallido, che non è caldo, ma è bello. Lo puoi guardare sorgere da montagne che sono nuvole e calare dietro un orizzonte che puoi solo immaginare. Intangibile, etereo. Luminoso e distante. Pensi che c'è ma è come se non ci fosse. E' come se una mano, anch'essa invisibile, avesse disegnato questo grande disco giallo nel cielo, alla fine di un quadro al quale mancava qualcosa. Eccolo lì. Giusto una pennellata ancora, e poi sarà perfetto. Nessun raggio arriva sulla Terra, nessun'ombra ti accompagna a casa. Alzi gli occhi al cielo, dici grazie per lo spettacolo, ma vieni più vicino.
Anche qui, ogni tanto, non piove.
Come in tutti gli altri posti del mondo.
C'è un tempo che è fuori ed è di tutti. E un altro, che è dentro, che è tutto tuo.
Anche qui, ogni tanto, non piove. E presto l'inverno passerà.
sabato 22 novembre 2008
Si ma prima o poi posto, vai tra...
Sì sì, prima o poi posto.
Ecchétedevodì... in questo periodo il tempo è tiranno, le idee poche e mal distribuite, la scuola risucchia le energie, la testa è convogliata, la strada segnata. E così mi tocca lasciare che la polvere scenda dolcemente sulle pagine del blog, ricoprendolo con la leggerezza di quelle cose lì, che sono importanti nel momento in cui le vivi ma sai già che è già scritto che finiranno presto.. I hope!
E poi non vorrei mentirti, se non ho la testa alla scuola, agli impegni, alle scadenze, se non poggio la mano alla fronte china su compiti da correggere, su libri da studiare, notizie da conoscere, parole parole parole... se non sono lì con la testa, beh, allora, sono.. beh lo sai dove sono.
Non riesco a non pensarci, è una nuvola che si insinua tra le pieghe dei miei pensieri (questa l'ho già usata, lo so, ma è mia, c'ho il copyright!!) veloce e sicura, che va dove sa che è più forte, dove trova nutrimento, e cresce, cresce...
Dovrò pur prendere una decisione, lo so.
Ma almeno datemi il tempo (questa invece non è mia, so anche questo!) di riordinare le idee, di avere la certezza di fare la cosa giusta. O anche di fare quella sbagliata, che di questi tempi la consapevolezza è merce rara... Poi sarà tutto più chiaro, e chissà.. magari anche più bello, più luminoso, aprirò la finestra per fare entrare i raggi del sole ed un soffio di vento spazzerà via quella polvere.. e figurati... arriveranno anche le parole per il post!
Vai tra', prima o poi...
Ecchétedevodì... in questo periodo il tempo è tiranno, le idee poche e mal distribuite, la scuola risucchia le energie, la testa è convogliata, la strada segnata. E così mi tocca lasciare che la polvere scenda dolcemente sulle pagine del blog, ricoprendolo con la leggerezza di quelle cose lì, che sono importanti nel momento in cui le vivi ma sai già che è già scritto che finiranno presto.. I hope!
E poi non vorrei mentirti, se non ho la testa alla scuola, agli impegni, alle scadenze, se non poggio la mano alla fronte china su compiti da correggere, su libri da studiare, notizie da conoscere, parole parole parole... se non sono lì con la testa, beh, allora, sono.. beh lo sai dove sono.
Non riesco a non pensarci, è una nuvola che si insinua tra le pieghe dei miei pensieri (questa l'ho già usata, lo so, ma è mia, c'ho il copyright!!) veloce e sicura, che va dove sa che è più forte, dove trova nutrimento, e cresce, cresce...
Dovrò pur prendere una decisione, lo so.
Ma almeno datemi il tempo (questa invece non è mia, so anche questo!) di riordinare le idee, di avere la certezza di fare la cosa giusta. O anche di fare quella sbagliata, che di questi tempi la consapevolezza è merce rara... Poi sarà tutto più chiaro, e chissà.. magari anche più bello, più luminoso, aprirò la finestra per fare entrare i raggi del sole ed un soffio di vento spazzerà via quella polvere.. e figurati... arriveranno anche le parole per il post!
Vai tra', prima o poi...
mercoledì 5 novembre 2008
Un po' prof, un po' papà..
Stamattina ho accompagnato i miei terzini alla Borsa dell'Orientamento, a Novara. Luogo di perdizione e confusionismo, nella sala regna il più becero e vergognoso "tanto al chilo": più che cercare di spiegare ai ragazzi cosa si troveranno ad affrontare una volta entrati in un liceo classico piuttosto che in un Itis, nel famigerato salone di consiglio si cerca di attirare nella rete quanti più pesci possibili.Con frasi tipo: "Iscriviti all'alberghiero che non si studia", "Vieni al classico che si fan le gite ad Amsterdam", "Allo psico-pedagogico ci sono le tipe fighe", "L'Enaip è Amsterdam.." si dà il via all'acquisto di quanti più chilogrammi di studenti si possa.
Ricordo che quando, al termine della terza media, scelsi la scuola superiore, la mia scelta fu ponderata e sensata. Optai per le magistrali. Perchè? Per i più alti e nobili motivi, chiaro. Duravano solo quattro anni.
Ai tempi volevo fare il poliziotto, figurarsi. Quattro anni per un diploma che mi permettesse di fare il corso per sottufficiali era il meglio al quale potessi ambire.
Poi nel tempo gli anni sono diventati cinque comunque, le idee sono cambiate, mi è toccato fare l'anno integrativo ( e siamo a 6..), ma ho comunque sempre detto che mai avrei potuto scegliere scuola migliore. Mi è andata bene.
Ma non è che a tutti possa andare di culo come a me.
Così provo a consigliare questi poveri tapini per i quali talvolta provo una tenerezza infinita, un sentimento quasi paterno, ben consapevole che un consiglio giusto non c'è. Sceglieranno in base alle scelte dei genitori, degli amici, dei fratelli... forse anche ascoltando la parola del professore di turno, ma mai sceglieranno autonomamente. E come potrebbe essere altrimenti? Non ne hanno le capacità. Non sono ancora pronti. Sono semplicemente troppo "piccoli" per una scelta del genere. E non sarà quindi colpa loro se perderanno anni, cambieranno scuole, le odieranno perfino, prima di trovare la loro strada. E' logica conseguenza di un sistema che non funziona.
E allora, cara mia cazzo di Maria Star (te come chi ti ha preceduto e pure chi verrà dopo, totalmente bipartisan) invece di pensare alla scuola solo come cassa per pagare il tricologo del tuo capo, perchè non intervieni in modo STRUTTURALE, perchè non fai una cazzo di riforma sensata (ma basterebbe pensata) una volta, e dimostri a tutti che si sbagliano su di te?
Perchè, per esempio, visto che tanto a scuola questi ragazzi ci devono andare perchè obbligati, non allunghi il periodo delle scuole medie fino ai sedici anni, in modo che poi possano scegliere con più autonomia che scuole frequentare? Un bel percorso comune fino ai sedici, ed un bel triennio, per chi vuole, di specializzazione. Voilà. Un esempio neanche tanto stupido. Tanto che l'eventuale triennio sarebbe un sacco propedeutico all'università. Prima idea che mi è venuta in mente. Tempo di gestazione, 30 secondi.
E poi, una volta cambiata la scuola, ti fai i tuoi cazzo di conti, vedi quanto personale serve, quanti ne puoi lasciare in mezzo ad una strada senza rimorsi nè perchè, ti dedichi con tutta te stessa alla tua passione: la sartoria. Tagli e cuci quello che vuoi. Almeno avrai dato un senso. Un motivo.
E avrai qualcosa finalmente per essere ricordata di diverso che l'aver fatto tornare di moda il '68.
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LAVORO,
PENSIERI,
SE FOSSI MINISTRO,
UN PO' INCAZZATO LO SONO
lunedì 3 novembre 2008
Il mio paradiso e le mie vergini.
Voglio un'assicurazione.
Io lo so che voi sfiduciati dell'-nell'- e dall'amministrazione pubblica pensate che gli insegnanti siano i più tremendi fancazzisti in circolazione (dopo Shulz chiaramente) ma anche se di fatto questo può essere spesso vero, è altrettanto vero il fatto che coloro i quali vogliano fare il loro lavoro al meglio si sbattono troppo per ottenere veramente nulla.
E' passato ormai quasi un anno solare dal mio debutto nella scuola e se prima andavo ad intuito ora l'esperienza è dalla mia: sono socialmente importante come un ghiacciolo al polo.
Dopo che la Maria Star, il genio dell'istruzione, perchè definirla ministro è davvero troppo poco, è riuscita a metterci anche il bel palo nel culo della sua riforma abbiamo toccato finalmente il cielo con un dito (ci serviva la spinta). All'urlo di "abbandonate la nave" tonnellate di precari si stanno gettando a corpo morto in altre professioni meglio retribuite e più politicamente protette come il raccoglibriciole di caucciù e il ricercatore di melanzane. Personalmente, pensavo di riciclarmi come sottobicchiere, che le gocce sono gratis, ma a quanto pare è un settore abbastanza inflazionato dopo i recenti crolli finanziari.
Quindi, in attesa che si liberi un posto, ho deciso di chiedere alla Maria Star di stipularmi un'assicurazione: nel caso in cui dovessi perire nell'esemplare esercizio delle mie funzioni, che so, di stenti e pregiudizi, oppure colpito da una raffica di pugni calibro 9, o ancora martirizzato a colpi di imperfetto in luogo del congiuntivo, voglio che la pubblica amministrazione mi garantisca un futuro roseo almeno nell'aldilà: non pretendo 72 vergini tutte per me (che poi sarebbe meglio averle esperte 'ste donne, questi Kamikaze non sono mica tanto svegli..) ma quantomeno qualcosa che possa valere lo sforzo invano richiestomi in vita. Che so io, la butto lì... nell'aldilà potrebbero far diventare realtà i miei desideri più irrealizzabili: l'Inter in serie B, una donna che non abbia perennemente mal di testa, il Ciobar che non ti brucia la lingua e la figurina di Dirceu nell'Avellino 86/87.
La superministra ha accettato le mie richieste.
Mi ha fatto firmare un atto notarile nel quale, in cambio di tutto ciò, oltre a dover indossare vita natural durante una maglietta con scritto: "Emilio Fede è un giornalista serio ed io lo stimo", rinunciavo definitivamente all'agognato contratto a tempo indeterminato in qualsiasi tipo di lavoro, statale e non, e a qualsiasi tipo di dignità sociale.
Sciocca. Pensava di farmela ma io l'ho fregata. A me basta l'Inter in serie B.
Io lo so che voi sfiduciati dell'-nell'- e dall'amministrazione pubblica pensate che gli insegnanti siano i più tremendi fancazzisti in circolazione (dopo Shulz chiaramente) ma anche se di fatto questo può essere spesso vero, è altrettanto vero il fatto che coloro i quali vogliano fare il loro lavoro al meglio si sbattono troppo per ottenere veramente nulla.
E' passato ormai quasi un anno solare dal mio debutto nella scuola e se prima andavo ad intuito ora l'esperienza è dalla mia: sono socialmente importante come un ghiacciolo al polo.
Dopo che la Maria Star, il genio dell'istruzione, perchè definirla ministro è davvero troppo poco, è riuscita a metterci anche il bel palo nel culo della sua riforma abbiamo toccato finalmente il cielo con un dito (ci serviva la spinta). All'urlo di "abbandonate la nave" tonnellate di precari si stanno gettando a corpo morto in altre professioni meglio retribuite e più politicamente protette come il raccoglibriciole di caucciù e il ricercatore di melanzane. Personalmente, pensavo di riciclarmi come sottobicchiere, che le gocce sono gratis, ma a quanto pare è un settore abbastanza inflazionato dopo i recenti crolli finanziari.
Quindi, in attesa che si liberi un posto, ho deciso di chiedere alla Maria Star di stipularmi un'assicurazione: nel caso in cui dovessi perire nell'esemplare esercizio delle mie funzioni, che so, di stenti e pregiudizi, oppure colpito da una raffica di pugni calibro 9, o ancora martirizzato a colpi di imperfetto in luogo del congiuntivo, voglio che la pubblica amministrazione mi garantisca un futuro roseo almeno nell'aldilà: non pretendo 72 vergini tutte per me (che poi sarebbe meglio averle esperte 'ste donne, questi Kamikaze non sono mica tanto svegli..) ma quantomeno qualcosa che possa valere lo sforzo invano richiestomi in vita. Che so io, la butto lì... nell'aldilà potrebbero far diventare realtà i miei desideri più irrealizzabili: l'Inter in serie B, una donna che non abbia perennemente mal di testa, il Ciobar che non ti brucia la lingua e la figurina di Dirceu nell'Avellino 86/87.
La superministra ha accettato le mie richieste.
Mi ha fatto firmare un atto notarile nel quale, in cambio di tutto ciò, oltre a dover indossare vita natural durante una maglietta con scritto: "Emilio Fede è un giornalista serio ed io lo stimo", rinunciavo definitivamente all'agognato contratto a tempo indeterminato in qualsiasi tipo di lavoro, statale e non, e a qualsiasi tipo di dignità sociale.
Sciocca. Pensava di farmela ma io l'ho fregata. A me basta l'Inter in serie B.
mercoledì 15 ottobre 2008
Te lo immagini?
Un giorno ti alzi, ti prepari e vai al lavoro. Prima di uscire però ti fai un carico di buoni propositi, di idee brillanti, di solenni promesse d'impegno, perchè il tuo non è un lavoro come gli altri anche se tutti cercano di convincerti che lo sia. Il tuo è un lavoro solo perchè ti permettere di vivere, ti fa guadagnare dei soldi. Ma per il resto è più simile ad una missione. Ad una vocazione.
Già, perchè tu sei un professore. Sei un insegnante. Sei uno che "insegna". E allora pensi a quanta influenza hanno avuto su di te gli insegnanti che hai avuto nel corso della tua vita, al fatto che sei cresciuto con le loro lezioni, con i loro consigli, buoni o cattivi che fossero. E se sei arrivato ad essere quello che sei, che tu ti piaccia o meno, è stato anche per il loro intervento, colpa o merito. E quindi, se hai un briciolo di sale in zucca, sai che non fai un lavoro come gli altri. Tu insegni, tu educhi. Non potrai mai arrivare a tutti, non hai la soluzione ad ogni problema, sei umano e quindi sbagli, ma il tuo compito è di grande responsabilità, e ti tocca farlo, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto al meglio delle tue possibilità. Le spugne che ti trovi davanti, sedute sui banchi, con quegli occhi che nascondono pensieri che non conoscerai mai, hanno bisogno di te, coscientemente o meno, e tu non puoi tradirli.
Per questo motivo hai scelto di fare l'insegnante, per poter essere d'aiuto, per provare almeno a fare qualcosa. Il futuro è davanti a te, ogni giorno, nella sua più eclatante dimostrazione. E tutto l'amore che metti non ti viene pagato, tutto lo sforzo che fai non ti viene riconosciuto, ma lasciare un ricordo positivo di te è una grande ricompensa. Essere stato anche solo per uno dei tuoi allievi un modello, un esempio, aver contribuito a rendere la vita di uno studente migliore è tutto quello che ti basta.
E' con questo spirito che vai avanti.
Ecco. Quel giorno che ti sei alzato non è diverso dal solito, e la tua voglia, nonostante la stanchezza accumulata nel tempo, non è stata scalfita. I tuoi propositi sono ancora belli saldi. Incrollabili.
Perchè tutto avevi pensato, nella tua vita da insegnante, che avrebbe potuto accadere, ma non che all'improvviso, senza motivo, lasciando un segno indelebile sulla tua anima prima ancora che sul tuo corpo, arrivasse un pugno a spazzare via tutto questo.
Già, perchè tu sei un professore. Sei un insegnante. Sei uno che "insegna". E allora pensi a quanta influenza hanno avuto su di te gli insegnanti che hai avuto nel corso della tua vita, al fatto che sei cresciuto con le loro lezioni, con i loro consigli, buoni o cattivi che fossero. E se sei arrivato ad essere quello che sei, che tu ti piaccia o meno, è stato anche per il loro intervento, colpa o merito. E quindi, se hai un briciolo di sale in zucca, sai che non fai un lavoro come gli altri. Tu insegni, tu educhi. Non potrai mai arrivare a tutti, non hai la soluzione ad ogni problema, sei umano e quindi sbagli, ma il tuo compito è di grande responsabilità, e ti tocca farlo, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto al meglio delle tue possibilità. Le spugne che ti trovi davanti, sedute sui banchi, con quegli occhi che nascondono pensieri che non conoscerai mai, hanno bisogno di te, coscientemente o meno, e tu non puoi tradirli.
Per questo motivo hai scelto di fare l'insegnante, per poter essere d'aiuto, per provare almeno a fare qualcosa. Il futuro è davanti a te, ogni giorno, nella sua più eclatante dimostrazione. E tutto l'amore che metti non ti viene pagato, tutto lo sforzo che fai non ti viene riconosciuto, ma lasciare un ricordo positivo di te è una grande ricompensa. Essere stato anche solo per uno dei tuoi allievi un modello, un esempio, aver contribuito a rendere la vita di uno studente migliore è tutto quello che ti basta.
E' con questo spirito che vai avanti.
Ecco. Quel giorno che ti sei alzato non è diverso dal solito, e la tua voglia, nonostante la stanchezza accumulata nel tempo, non è stata scalfita. I tuoi propositi sono ancora belli saldi. Incrollabili.
Perchè tutto avevi pensato, nella tua vita da insegnante, che avrebbe potuto accadere, ma non che all'improvviso, senza motivo, lasciando un segno indelebile sulla tua anima prima ancora che sul tuo corpo, arrivasse un pugno a spazzare via tutto questo.
lunedì 13 ottobre 2008
Un buon inizio...

Ci sono poi le volte che vorresti scrivere ma non trovi niente da dire e pensi ma cazzo ci sono così tante cose e poi ieri avevo quella bella idea di fare un post su... Boh! Secondo me è l'incipit che frega tante volte. Un buon inizio non garantisce una buona storia ma può aiutare a fare un buon post magari... Avrei potuto per esempio iniziare questo con "Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti..." e proseguire sullo stesso tono un post sulle difficoltà che s'incontrano nel matrimonio e soprattutto prima, ma sarebbe stato impegnativo e forse forse un po' lunghetto. Oppure (questo è bello e mi si addice anche): "Da bambino ero il membro più giovane della mia famiglia, e il figlio più piccolo è sempre quello che fa il buffone, perché solo grazie alle buffonate riesce a inserirsi nei discorsi dei grandi".
Ecco, con un incipit così avrei potuto dare sfogo a tutto il racconto della mia vita, a partire dall'infanzia, non triste certamente ma nemmeno felice, passando per l'adolescenza turbolenta e ribelle ma solo al minimo sindacale ed arrivare al nichilismo estremo dei giorni attuali. Ma così vi avrei raccontato tanto, troppo di me, e non è che dovete sapere vita morte e miracoli...
Così alla fine ho optato per questo: "Ci sono poi le volte che vorresti scrivere ma non trovi niente da dire e pensi ma cazzo ci sono così tante cose...". Ecco.
Che rileggendolo bene non è un granchè in effetti. E infatti è uscito un post di m.
Ecco, con un incipit così avrei potuto dare sfogo a tutto il racconto della mia vita, a partire dall'infanzia, non triste certamente ma nemmeno felice, passando per l'adolescenza turbolenta e ribelle ma solo al minimo sindacale ed arrivare al nichilismo estremo dei giorni attuali. Ma così vi avrei raccontato tanto, troppo di me, e non è che dovete sapere vita morte e miracoli...
Così alla fine ho optato per questo: "Ci sono poi le volte che vorresti scrivere ma non trovi niente da dire e pensi ma cazzo ci sono così tante cose...". Ecco.
Che rileggendolo bene non è un granchè in effetti. E infatti è uscito un post di m.
mercoledì 8 ottobre 2008
Scripta manent
Ci sono quei momenti lì che c'hai voglia di scrivere giusto per sgrammaticare un po' per concederti licenze poetiche per respirare che se nelle ultime due settimane hai corretto solo temi e verifiche di grammatica è più di uno sfogo, è una boccata d'aria sana, è libertà. Che poi non è necessario che tu abbia da dire qualcosa, è che ti senti il dito che prude la penna che chiama la tastiera che urla il tuo nome e allora ti butti. Ti piace il suono dei tasti il rumore della carta l'inchiostro che ti sporca le dita come faceva da bambino e ancora non hai capito perchè il pennarello non vuole mai andare via e perchè ti sporchi sempre lì tra indice e pollice. Sensazioni. Ti fa stare bene leggere quello che scrivi che ti sembra che non l'ha mai scritto nessuno che è una figata e che altro che i Brizzi e i De Carlo e invece sei solo l'ultimo dei tanti troppi che scrivono e anche un sacco bene e nonostante questo resteranno per sempre rinchiusi nell'anonimato lotteranno magari ma non se li filerà nessuno, loro e il loro talento. Uno su mille ce la fa ma a te hanno dato il 421 e quindi tant'è, campa cavallo. Ma in fondo il bello sta proprio lì. La consapevolezza del puro piacere fine a se stesso che A ME ogni tanto MI piace leggere le mie cagate che tali sono e tali rimarranno ma per ognuna so dirti quando come e perchè l'ho scritta e quindi lo vedi che c'ha un senso bello ampio tutto ciò? Che quando tiro fuori i quaderni dell'università- ah bei tempi andati cazzo come siete stati anni fantastici- ogni poesia che trovo sparsa qua e là è un segno fatto col pennarello indelebile è un tuffo nella piscina dei ricordi e dove la trovi un'altra cosa che ti fa stare così? Sì ci sono le foto ma è un'altra cosa appunto. E poi qui si parla di scrivere. Scrivere che quando ti fermi dici "eh beh, e adesso?" e poi riparti perchè un lampo ha squarciato il buio e ti ha fatto vedere la strada, che ti sembrava di esserti perso ma solo un secondo che poi ti sei ritrovato. E non l'avevi visto nell'angolo quel pensiero che ora l'aggiungi e non avevi pensato di fare quella deviazione ma in fondo tutte le strade portano a qualcosa, qualunque cosa sia il piacere sta comunque nel viaggio.
martedì 6 novembre 2007
Warhol
dal catalogo della Mostra "Made in Warhol", pag. 161:
"Mi chiedo se sia più faticoso 1) per un uomo essere un uomo, 2) per un uomo essere una donna 3) per una donna essere una donna, o 4) per una donna essere un uomo.
Credo che la gente che fa più fatica sono gli uomini che vogliono essere donne. Devono pensare a radersi e a non radersi, a ingioiellarsi e a non ingioiellarsi, a comprarsi i vestiti da uomo e a comprarsi i vestiti da donna. Deve essere interessante avere un sesso diverso, ma credo che possa essere anche eccitante tenersi quello che si ha."
Credo che la gente che fa più fatica sono gli uomini che vogliono essere donne. Devono pensare a radersi e a non radersi, a ingioiellarsi e a non ingioiellarsi, a comprarsi i vestiti da uomo e a comprarsi i vestiti da donna. Deve essere interessante avere un sesso diverso, ma credo che possa essere anche eccitante tenersi quello che si ha."
Andy Warhol
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