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lunedì 26 settembre 2011

Che non mi piacciono i buoni, ma i generosi

Non mi piace la gente che vede sempre le cose in modo positivo. Non mi piacciono quelli che ti dicono "ma sì, sorridi alla vita, vedrai che ti sorriderà" o cose così. Palle. Vengono lì, con il loro musino tutto dolce, una bella mezzaluna all'insù stampata in faccia e t'insegnano a vivere.

Ma vaffanculo. Ma col cuore, eh? Tanto tu ci sorridi sopra.


Non è vero, non è così che va. La vita ti sorride quando vuole lei, se decide di farlo. Che tu puoi essere anche l'essere più triste, incazzato e stanco del mondo che lei fa quel che vuole. Se vuole, d'improvviso ti innalza fino al nirvana del perfetto culo. E se invece di fartela andare bene ha voglia di metterti lì un bello stronzo sotto la scarpa, che non si stacca neanche con l'acido, lo fa anche se stai camminando con una paresi di felicità sul volto. Chi ti racconta che il mondo è un bel posto, è perché non ha mai vissuto. Il mondo non è un bel posto per niente. Ce lo facciamo andar bene, finchè ce la si fa. Accadono delle cose belle, certo, questo sì. Se c'hai culo, magari anche a te. Ma come diceva il saggio, anche un orologio rotto segna l'ora esatta due volte al giorno. Non per questo funziona. Quindi, per favore, cari piacioni del mondo, innamorati della vita e salcazzo, sparite dalla mia vista. Andate a farvi un giro dove la gente ancora muore di fame e sete nel ventunesimo secolo, per esempio, oppure andate ad Arcore, va bene lo stesso, e perdonatemi la retorica. L'importante è che portiate il vostro verbo da un'altra parte, che qui non attacca.

Qui, al limite, s'attacca lo stronzo.



venerdì 13 novembre 2009

Hobbies all'aria aperta

Oggi amorevole giornata nell'isola britannica.

Mercoledì ero in Oxford per dare la mia consueta lezione di Italiano e, mentre mi recavo dal mio studente, ho visto un cartello, nella vetrina di un negozio di vestiti, dall'invitante titolo "part-time staff required". Essendo io alla ricerca di un lavoro che mi tenga impegnato il weekend mi è sembrata una buona occasione. Così sono entrato e ho chiesto, e la gentile commessa mi ha consigliato di ripassare il Venerdì (oggi, ndr) con il mio c.v.; avrei potuto parlare così con la manager direttamente. Ok. What's the problem? Sposto la mia lezione del Sabato al Venerdì, così risparmio un biglietto del bus (Sterline numero 6!) e prendo i classici due piccioni con una favuzza (English lesson: "Kill two birds with one stone).

Così oggi, armato di tanta buona volontà e fiducia, mi reco in Oxford nel primissimo pomeriggio.
Mentre ero sul bus, ricevo un messaggio dal mio studente, che, tutto rammaricato, mi dice che non riuscirà a fare lezione oggi e quindi mi chiede di rispostarla a Sabato. Peccato. Un piccione è volato via, faceva il finto morto. Va beh, vado lo stesso, consegno il c.v., si sa mai. Entro nel negozio, e vengo accolto dalla manager in persona (che stava parlando con l'amorevole commessa di cui sopra). Mi presento, ho visto il cartello appeso fuori, volevo lasciare il cv, ecc, e la gentile boss: "Oh, sorry, we're full staff now". Bye bye anche all'altro piccione.
Totale della giornata: £6 spese, 4 ore perse, fottutamente incazzato.

Non male per una giornata di caccia.

Domani Saturday Night Fever in Oxford.

Che con la pesca vada meglio?

Take care

C.

mercoledì 5 novembre 2008

Un po' prof, un po' papà..

Stamattina ho accompagnato i miei terzini alla Borsa dell'Orientamento, a Novara. Luogo di perdizione e confusionismo, nella sala regna il più becero e vergognoso "tanto al chilo": più che cercare di spiegare ai ragazzi cosa si troveranno ad affrontare una volta entrati in un liceo classico piuttosto che in un Itis, nel famigerato salone di consiglio si cerca di attirare nella rete quanti più pesci possibili.

Con frasi tipo: "Iscriviti all'alberghiero che non si studia", "Vieni al classico che si fan le gite ad Amsterdam", "Allo psico-pedagogico ci sono le tipe fighe", "L'Enaip è Amsterdam.." si dà il via all'acquisto di quanti più chilogrammi di studenti si possa.

Ricordo che quando, al termine della terza media, scelsi la scuola superiore, la mia scelta fu ponderata e sensata. Optai per le magistrali. Perchè? Per i più alti e nobili motivi, chiaro. Duravano solo quattro anni.
Ai tempi volevo fare il poliziotto, figurarsi. Quattro anni per un diploma che mi permettesse di fare il corso per sottufficiali era il meglio al quale potessi ambire.
Poi nel tempo gli anni sono diventati cinque comunque, le idee sono cambiate, mi è toccato fare l'anno integrativo ( e siamo a 6..), ma ho comunque sempre detto che mai avrei potuto scegliere scuola migliore. Mi è andata bene.
Ma non è che a tutti possa andare di culo come a me.

Così provo a consigliare questi poveri tapini per i quali talvolta provo una tenerezza infinita, un sentimento quasi paterno, ben consapevole che un consiglio giusto non c'è. Sceglieranno in base alle scelte dei genitori, degli amici, dei fratelli... forse anche ascoltando la parola del professore di turno, ma mai sceglieranno autonomamente. E come potrebbe essere altrimenti? Non ne hanno le capacità. Non sono ancora pronti. Sono semplicemente troppo "piccoli" per una scelta del genere. E non sarà quindi colpa loro se perderanno anni, cambieranno scuole, le odieranno perfino, prima di trovare la loro strada. E' logica conseguenza di un sistema che non funziona.

E allora, cara mia cazzo di Maria Star (te come chi ti ha preceduto e pure chi verrà dopo, totalmente bipartisan) invece di pensare alla scuola solo come cassa per pagare il tricologo del tuo capo, perchè non intervieni in modo STRUTTURALE, perchè non fai una cazzo di riforma sensata (ma basterebbe pensata) una volta, e dimostri a tutti che si sbagliano su di te?
Perchè, per esempio, visto che tanto a scuola questi ragazzi ci devono andare perchè obbligati, non allunghi il periodo delle scuole medie fino ai sedici anni, in modo che poi possano scegliere con più autonomia che scuole frequentare? Un bel percorso comune fino ai sedici, ed un bel triennio, per chi vuole, di specializzazione. Voilà. Un esempio neanche tanto stupido. Tanto che l'eventuale triennio sarebbe un sacco propedeutico all'università. Prima idea che mi è venuta in mente. Tempo di gestazione, 30 secondi.
E poi, una volta cambiata la scuola, ti fai i tuoi cazzo di conti, vedi quanto personale serve, quanti ne puoi lasciare in mezzo ad una strada senza rimorsi nè perchè, ti dedichi con tutta te stessa alla tua passione: la sartoria. Tagli e cuci quello che vuoi. Almeno avrai dato un senso. Un motivo.
E avrai qualcosa finalmente per essere ricordata di diverso che l'aver fatto tornare di moda il '68.